Con le pompe di calore si riducono le emissioni di CO2 e non c’è alcun bisogno di nuove centrali


Le pompe di calore sfruttano intensamente le energie rinnovabili aria, suolo o acqua. Secondo il tipo di pompa, tali fonti coprono mediamente il 75% del fabbisogno energetico.

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Le pompe di calore lavorano senza emettere CO2. Questa caratteristica, unita alla quota ridotta di energia elettrica primaria necessaria, le rende la soluzione per il riscaldamento e il raffreddamento più ecologica, universale e finanziariamente accessibile del momento.

Ridotto consumo di elettricità grazie alla raddoppiata efficienza della pompa di calore
Le pompe di calore sono costruite e utilizzate da una quarantina di anni. In questo periodo, il principio di funzionamento non è cambiato, ma la tecnica sì. L’efficienza della pompa di calore, ossia il valore COP (il rapporto tra la quantità di calore prodotta e al quantità di elettricità assorbita dalla pompa di calore), è raddoppiata: le pompe di calore di ultima generazione consumano rispetto agli apparecchi più vecchi molta meno elettricità per produrre le stesse quantità di calore. I valori COP minimi per l’ottenimento del marchio di qualità GSP secondo lo standard dell’Associazione europea delle pompe di calore (EHPA – European Heat Pump Association) sono stati di conseguenza continuamente ritoccati verso l’alto, l’ultima volta all’inizio del 2012. Questi valori minimi sono validi anche in Svizzera.

400’000 pompe di calore senza nuove centrali elettriche 
L’Ufficio federale dell’energia (UFE) assegna un ruolo importante alla pompa di calore nell’ambito degli sforzi volti a raggiungere gli obiettivi della politica energetica e climatica: entro il 2020, il numero delle pompe di calore deve più che raddoppiare e passare dall’odierno 180’000 a 400’000. Un tale aumento richiederebbe soltanto il 4% del consumo di elettricità globale della Svizzera. A titolo di paragone: da un calcolo è emerso che agli apparecchi in standby nelle nostre case è imputabile circa il 3,5% del consumo di elettricità globale del nostro paese.

I “classici” riscaldamenti elettrici e gli impianti di riscaldamento dell’acqua funzionanti esclusivamente a elettricità consumano oggi circa il 10% dell’elettricità totale. Sostituendo questi apparecchi con pompe di calore, tale quota scenderebbe al 3-4%. Va inoltre tenuto presente che la tecnica è talmente avanzata che consente di collegare le pompe di calore con un impianto fotovoltaico e produrre così a prezzi accessibili direttamente sul posto l’elettricità necessaria per il funzionamento della pompa di calore. Ricordiamo anche che la quota delle economie domestiche private al consumo complessivo di elettricità in Svizzera è di soltanto il 35%. La parte del leone la fanno il traffico, l’industria e il commercio.


Le pompe di calore consentono una notevole riduzione delle emissioni di CO2 senza aumentare il consumo di elettricità
L’impegno volto a ridurre le emissioni di CO2 in Svizzera non deve per forza comportare un aumento del consumo di elettricità, come viene erroneamente suggerito da determinate cerchie. Basterebbe sostituire i riscaldamenti e i bollitori elettrici con pompe di calore, le tradizionali pompe di circolazione con pompe di circolazione di ultima generazione energeticamente efficienti e le asciugatrici tradizionali con asciugatrici a pompa di calore: così facendo, si risparmierebbe la quantità di elettricità necessaria per sostituire senza problemi tutti i riscaldamenti che emettono CO2 e senza alcun maggior consumo di elettricità. Se venisse sfruttato l’intero potenziale di risparmio energetico nell’ambito della tecnica domestica, ne risulterebbe persino una riduzione dell’odierno consumo di elettricità in quest’ambito. Per coprire il fabbisogno di elettricità delle succitate 400'000 pompe di calore volute dall’UFE non servono quindi nuove centrali elettriche.

Fonti: Ufficio federale dell’energia UFE; alpiq (elettricitaperdomani.ch); WWF Svizzera